La Pieve di S. Pietro a Gropina è situata lungo l'antica strada dei Setteponti, che si snoda attraverso i contrafforti del Pratomagno, poco distante dall'abitato di Loro Ciuffenna. La sua posizione suggestiva, immersa nella natura e circondata da colline e boschi, la rende un luogo di grande fascino e suggestione. Fig.1
Oggi la pieve di San Pietro a Gropina è un luogo di culto e di
spiritualità, ma anche di turismo e di interesse storico-artistico.
I visitatori che giungono in questo luogo possono godere della bellezza
di un contesto ricco di storia e di tradizione, e lasciarsi
trasportare dall'atmosfera magica e avvolgente che lo circonda.
Di questa antichissima chiesa, la cui realizzazione nella veste attuale
viene fatta risalire, dagli studiosi più autorevoli, tra la seconda
metà del XII secolo ed i primi anni del secolo successivo, si ha già
notizia in un diploma di Carlo Magno del 780, con il quale si
concedevano all'Abbazia potentissima di San Silvestro di Nonantola
molti beni situati in Toscana, fra questi la Pieve di S. Pietro a
Gropina.
Attestazione storica che trova un sostanziale riscontro nel fatto che,
durante alcuni scavi effettuati in occasione dei lavori di restauro del
complesso religioso, sono emerse tracce significative di strutture
romane ed i resti di due chiese notevolmente più antiche di quella
attualmente esistente, di cui una risalente al periodo Longobardo
(VIII-IX secolo) e l’altra addirittura al periodo paleocristiano
(V-VI secolo).
[1]
Tra l’altro, tale luogo, stando alle leggende popolari e prima
dell’epoca di conversione al cristianesimo, avrebbe ospitato un tempio
pagano dedicato ad una Divinità femminile, propriamente alla dea Diana,
figlia di Giove e di Latona e sorella di Apollo[2]
Infatti, la tesi circa il passaggio di una strada consolare romana sulla
riva destra dell’Arno, il cui tracciato, relativamente al collegamento
tra le località di Arezzo e Fiesole,
ricalcasse sostanzialmente quello della cosiddetta strada dei
“setteponti”, oltre ad essere sostenuta da moltissimi storici, è anche
avvalorata dalla presenza, su tale itinerario, di alcune antichissime
pievi che, in molti casi, rappresentano la continuazione dei
preesistenti “pagus” romani.[4]
Lo studio e l'interpretazione della simbologia presenti in queste entità religiose sono fondamentali per comprendere meglio il pensiero antropologico di questo affascinante periodo storico, specialmente riguardo alle esperienze che hanno caratterizzato le diverse realtà delle nostre campagne. E’ importante sottolineare che e' molto difficile comprendere i fenomeni artistici dell'epoca medievale a causa del divario immenso tra la mentalità di allora e quella attuale. Infatti, mentre la mentalità medievale era incentrata su una forma di religione interpretata in senso magico, mistico e simbolico, quella attuale si basa principalmente su fondamenti scientifici. Per l'uomo medievale profondamente religioso, le decorazioni all'interno dei luoghi sacri non avevano solo una funzione ornamentale, ma costituivano il veicolo essenziale per l'apprendimento dei dogmi della chiesa. Da qui deriva l'interesse nel fare alcune considerazioni sull'iconografia dell’affascinante ambone, che si ritiene risalga al periodo longobardo, come suggeriscono le caratteristiche costruttive.
L'ambone è sostenuto lateralmente da due massicce colonne rettangolari
di pietra, che hanno una funzione statica evidente, mentre la parte
anteriore poggia su una colonna emblematica ofitica coronata da un
capitello sul quale sono scolpite dodici piccole figure inginocchiate.
Alcuni studiosi ritengono che queste figure raffigurino i dodici
Apostoli, mentre altri le considerano delle figure in preghiera.[5]
In definitiva possiamo constatare che le sculture appartenenti al
contesto storico, quale quello proprio del pulpito e dell'intero
edificio religioso di Gropina, sono rappresentative di un gusto che
adottava repertori decorativi caratteristici delle realtà contadine,
mescolando simboli magici e pagani con quelli della Cristianità.
In tal modo, le maestranze dell'epoca seppero operare una
sofisticata sintesi teologica e dottrinaria in grado di rispondere
all'istanze religiose delle popolazioni delle nostre campagne, che,
per l'apprendimento dei nuovi dogmi Cristiani, si avvalevano delle
iconografie pagane preesistenti, attribuendo loro nuovi significati.
Riferimenti eminentemente classici si trovano invece il leggio, che, pur
nella sua forma più rozza, sembra anticipare l’impostazione di quelli
realizzati successivamente anche nelle grandi cattedrali cittadine,
come fra le altre il pulpito della celebre basilica si S. Miniato a
Firenze, dell’anno 1013[7].
Le stesse disposizioni formano otto file orizzontali e sei colonne
verticali. Inoltre, le colonne sono ordinate simmetricamente, due a due,
rispetto a degli steli centrali di riferimento da cui si dipartono
le spirali, a forma di volute. Questa composizione suggerisce che
si tratti di una forma di
Un altro elemento da considerare è la presenza del motivo a spirale, che si trova anche in altre chiese coeve dello stesso territorio. Questo motivo viene spesso utilizzato nelle volute dei capitelli e come coronamento di altre forme decorative scolpite sugli elementi architettonici.
Nell'arte romanica dell'epoca si osserva una tendenza a distanziarsi
dalla rappresentazione naturalistica, adottando un linguaggio
stilizzato volto a comunicare in modo più efficace la nuova realtà
mistica.
Questo stile si basa frequentemente su forme geometriche e motivi
simbolici già noti.
[8]
Riguardo al pannello in questione, è interessante notare che la ripetizione delle forme a spirale e la circolarità delle rappresentazioni richiamano il concetto di ciclicità e ripetitività. Questi elementi possono simbolicamente alludere al continuo riproporsi della vita o al cammino spirituale dell'uomo verso la salvezza. Le spirali, nonostante la loro esecuzione astratta, portano implicitamente, grazie alla loro carica simbolica acquisita nel tempo, alla visione ciclica dell'universo e al tema della presenza del divino, che era una questione profondamente sentita dalla chiesa neotestamentaria dell'epoca. Inoltre, questa raffigurazione a spirali può essere interpretata come l'espressione iconografica della “vigna del Signore”, in linea con la tradizione medievale che associa Cristo alla vite e i suoi discepoli ai viticci. Questa immagine della vite richiama la regola della vita di fede che implica una comunione con Dio e con il prossimo. Come afferma il Vangelo di Giovanni (15, 1-2): "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo . Ogni tralcio che in me non dà frutto lo toglie via, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne dia di più".
Un' altra possibile interpretazione è che la decorazione in questione
sia una vera e propria stilizzazione dei fiori di giglio, notoriamente
considerati il simbolo dell'amore puro e che spesso raffigurati nelle
mani di Gabriele, l'Angelo dell'Annunciazione. E' interessante notare
che questa forma di stilizzazione è stata riproposta in diverse
epoche successive sia nelle decorazioni di arredi, come ad esempio in
un armadio francese del XIV secolo (Mont Saint-Quintin,
Museè des Arts Decoratifs, Coll. Daucet, armadio da sacrestia XIV secolo)
in cui il motivo a spirali viene rappresentato come albero della vita,
in cui sono evidenti anologie formali con l'iconografia del pannello
in esame, sia in altri vari manufatti in ferro realizzati fino ai
giorni nostri.
Fig.6
Infine, simili forme si possono ravvisare sia nelle decorazioni dei vasi di Galileo Chini, sia nell'albero della vita dipinto da Klimt, che rappresenta la salvezza giunta ai pagani dopo l'apocalisse.
In occidente, queste ricorrenze astronomiche evocano antichi riti
agricolo-pastorali legati al nome di Giano. Giano, divinità solare
degli Italici, aveva il controllo delle Porte del cielo che il sole
apre all'alba e chiude al tramonto, cosi' come le apre e le chiude
nei due momenti Solstiziali, segnando l'inizio delle due meta',
ascendente e discendente, del percorso annuale.
Infatti, molte sono le religioni che associano il sole, che è certamente
il fenomeno celeste più importante, all'idea di una divinita' che abita
nel cielo. Con l'avvento del cristianesimo, molti degli elementi
simbolici solari sono stati incorporati, ad esempio, nella festività
del Natale, che è stata fatta coincidere con la festa pagana del Sol
Invictus. Quest'ultimo culto, di derivazione mithraica, era gia'
celebrato il 25 Dicembre nell'antica Roma, seguendo il calendario di
Giulio Cesare. Inoltre, con l'arrivo della filosofia agostiniana,
la luce del sole che illumina ogni cosa e' stata allegoricamente
assimilata all'influsso del Logos Divino, che permea il cammino
spirituale dell'uomo.
Pertanto, è molto probabile che l'iconografia sopra descritta,
raffigurante il sole che sorge sempre ad est, offrendo generosamente
i suoi influssi benefici per lo sviluppo della vita sulla terra,
simboleggi l'immortalità e la resurrezione, in accordo con l'iconografia
cristiana. La ricchezza culturale e storica di questa rappresentazione
è stata opportunamente evidenziata dal Monsignore Valente Moretti
nel suo opuscolo “Il Pulpito di Gropina – Una splendida meditazione
sulla vita di fede”.
Questa figura fantastica, rintracciata nella tradizione classica, era associata all’anima dei defunti che cercava di attirare i viventi verso l’oltretomba. La sirena presenta seni e una lunga capigliatura, mentre la parte inferiore del suo corpo, priva di connotazioni sessuali, si biforca in due code a forma di pesce, decorate con spuntoni simili a pinne. Con le braccia allargate, essa afferra le estremità delle sue stesse code.
Il collegamento simbolico tra queste due rappresentazioni è reso evidente dalla maestria dell’artista, che contrappone in modo incisivo la sirena, che funge da avvertimento per i fedeli come rappresentante della femminilità pericolosa, alla figura maschile, il cui atteggiamento quasi ieratico suggerisce una salvezza per coloro che riescono a resistere alle tentazioni terrene. Queste tentazioni sono personificate dai due serpenti, che si ergono minacciosi con le fauci spalancate ai lati della figura maschile, all’altezza delle orecchie, richiamando il canto della sirena sottostante. Inoltre, la postura di autocontrollo del personaggio maschile, che si tiene fermo afferrando le caviglie, può simboleggiare l'idea che, tramite il discernimento, l’uomo possa superare qualunque forma di tentazione, rappresentata in questo contesto dalla sirena bicaudata.
Queste figure, proprie dei miti dell’eredità pagana, di cui il Cristianesimo era depositario, non sono altro che voci della coscienza collettiva del medioevo, che il Cristianesimo medesimo aveva saputo utilizzare a propri scopi educativi, trasformandole in simboli che parlavano alle coscienze ed indicavano la scorciatoia della fede, anche se combinate con linguaggi figurativi di difficile interpretazione.
Riguardo al messaggio religioso che emerge dalla simbologia di questo
pannello originale, e alla luce delle osservazioni precedenti, si
concorda pienamente con quanto il Prof. Innocenti ha brillantemente
delineato nel suo saggio su Internet, il quale afferma che l'immagine
della sirena rappresenta la tentazione che l'uomo deve affrontare nel
corso della sua vita: “ una
tentazione che si oppone alla fede. Nessuna figura esprime meglio questo
concetto della sirena, un simbolo preso dalla cultura classica che
incarna l'ammaliatrice capace di incantare e distruggere.
Il Serafino può essere considerato, a tutti gli effetti, come il
messaggero di Dio presso gli uomini e, pertanto, rappresenta un valido
richiamo al mondo angelico e, quindi, al paradiso, quale meta dell'uomo
di fede.
La rappresentazione di questa figura angelica può essere interpretata
come un elemento unificatore dei mondi materiale e spirituale,
incarnando la dicotomia tra corpo e anima, materia e spirito che è alla
base della filosofia cristiana. Attraverso questa figura, l'uomo, che
secondo la fede cristiana è ontologicamente della stessa sostanza
del Dio, essendo stato creato a sua immagine e somiglianza, può
finalmente entrare in contatto con il Divino e contemplarlo.
E’ significativo il fatto che, ai lati del Serafino, siano stati scolpiti
due fantastici Grifoni in posizione rampante, simili a come avviene
nell’araldica antica. Questi Grifoni simboleggiano la forza della
vigilanza e della sorveglianza.
Nel contesto della scultura, rappresentano simbolicamente come
l'accesso al Paradiso sia ben vigilato e che e' consentito solo a coloro
che abbiano condotto una vita virtuosa ed in perfetta armonia con gli
insegnamenti Divini.
L'animale fantastico del Grifone, con il corpo di un leone e la testa e
le ali di un'aquila, inizialmente rappresentava Satana che catturava
le anime, ma in seguito, specialmente nella mistica medievale e, in
particolare, con Dante, divenne un simbolo di Cristo. Con le sue due
nature, umana e divina, Cristo entra nella storia e si erge a pastore
della Chiesa.[12]
I Celti e i popoli germanici, inclusi i Longobardi, attribuivano un
significato sacro agli alberi e al culto arboreo. La quercia,
appartenente al gruppo degli "alberi cosmici", era considerata una
rappresentazione visibile della divinità. I druidi, sacerdoti celti,
celebravano i loro riti nei boschi e attribuivano alla quercia poteri
magici.
È ragionevole supporre che i costruttori dell'ambone abbiano cercato
di conciliare la tradizione mitica con la religione cristiana,
incorporando il messaggio evangelico nei simboli e nei valori radicati
nella cultura popolare dell'epoca. Posizionando un ornamento arboreo
alla base del pulpito, luogo deputato alla diffusione della parola
di Dio, si faceva riferimento a simboli preesistenti al cristianesimo,
facilmente riconoscibili e interpretabili da tutti i fedeli.
Questo rappresentava un invito per l'uomo a essere forte e perseverante
nel restare fedele agli insegnamenti divini, respingendo ogni forma di
tentazione che potesse distoglierlo dal cammino verso la salvezza eterna.
Non si può escludere che l'ornamento rappresenti anche l'albero della
vita, simbolo della connessione tra cielo e terra, tra il divino e
l'umano.
Nella tradizione antica, l'albero rappresentava l'albero della vita,
che attingeva costantemente nuove forze vitali dal profondo della terra
e simboleggiava il rinnovamento della vita stessa. Nell'arte cristiana,
il motivo dell'albero della vita dell'Antico Testamento si trasforma
nell'albero della croce, simbolo della redenzione. L'albero rappresenta
quindi un tema ricco e diffuso, che ruota attorno all'idea di un cosmo
vivente in continua rigenerazione, simbolo della vita in costante
evoluzione e ascesa verso il cielo. [14]
Le due colonne poggiano su un piedistallo rettangolare semplice nella parte inferiore e sono coronate da un doppio capitello ornato a rilievo nella parte superiore. Sopra il capitello, vi è un elemento architettonico aggiuntivo a forma di trabeazione, che conferisce un senso di unità strutturale e simbolica all'intero pulpito. Sulla superficie del capitello sono scolpite dodici figure umane inginocchiate, nude e con gli occhi sbarrati. Queste figure assumono un chiaro atteggiamento di preghiera, con le mani aperte alzate verso il cielo e le palme rivolte in avanti. Questo gesto rappresenta la più antica e naturale forma di preghiera, ancora praticata oggi dai sacerdoti durante la Messa.
Alcuni studiosi ritengono che queste figure, specialmente considerando
il loro numero, simboleggino i dodici apostoli che ricevettero
lo Spirito Santo durante la Pentecoste,[15]
rappresentato dalle lingue
di fuoco scolpite sulla pietra appena sopra le loro teste. Questa
interpretazione è plausibile, ma solleva alcune incertezze poiché non
vi è una corrispondenza numerica esatta tra le lingue di fuoco
rappresentate dai dieci triangoli rovesciati sul pulpito e i dodici
apostoli a cui si riferiscono. Infatti, questa rappresentazione
sembra discostarsi dalla descrizione evangelica secondo cui le lingue
di fuoco si posarono, una per ciascun apostolo, sulle loro teste.
Tuttavia, considerando che gli artigiani responsabili di questa
importante opera sacra possedevano una notevole conoscenza, che si
estendeva ben oltre gli aspetti cristiani, come dimostrano le icone
presenti, è improbabile che tale discrepanza sia stata semplicemente
un errore da parte dell'esecutore dell'opera. È più plausibile supporre
che, pur mantenendo l'evento della Pentecoste come base della
rappresentazione, non si sia cercata una mera trasposizione letterale
del racconto evangelico, ma piuttosto l'espressione di una presenza
divina più profonda. Questo obiettivo sembra essere stato raggiunto
tramite la sacralità dei numeri, che nella raffigurazione dei dieci
triangoli rovesciati immediatamente sopra il capitello del pulpito
rappresentano la perfezione. Infatti, il numero dieci è la somma dei
primi quattro numeri e rappresenta la totalità dei principi universali.
Esso è considerato perfetto ed è talvolta utilizzato per rappresentare
la divinità nella sua essenza dogmatica di un solo Dio in tre persone
uguali e distinte. Questa simbolica dei numeri è profondamente radicata
nella struttura e nell'iconografia delle chiese romaniche. "Dio ha
messo il numero in tutte le cose", scrisse Sant'Agostino, mentre Boezio
affermava che "un uomo estraneo alla matematica non può raggiungere una
vera conoscenza".
Di conseguenza, è impossibile ignorare il significato del simbolismo
dei dieci triangoli rovesciati nella rappresentazione della discesa
dello Spirito Santo sugli apostoli. Questa scelta diviene ancor più
chiara quando si osserva che uno dei triangoli presenta l'incisione
della testa di un bue, chiaramente evocante il simbolo dell'evangelista
Luca. Egli è colui che ha narrato l'importante evento della Pentecoste.
Fig.13
Riguardo al significato delle due colonne annodate, si ritiene che esse
simboleggino il miracoloso legame tra il cielo e la terra, realizzato
anche attraverso la discesa dello Spirito Santo.
Le colonne, per la loro stessa natura, raffigurano un elemento
architettonico che collega l'alto e il basso, assumendo un significato
spirituale che allude alla presenza attiva di Dio che guida il popolo
verso la salvezza e la vita eterna. Questo significato viene enfatizzato
dalla presenza del nodo, che incarna l'elemento di congiunzione tra la
parte superiore e inferiore della colonna ofitica ed è simbolo stesso
dell'unione tra la realtà terrena e quella divina.
Inoltre, il fatto che le colonne ofitiche siano state posizionate nei
punti più significativi e visibili dei monumenti cristiani, come le
facciate delle chiese e delle cattedrali, ai lati dei portoni d'ingresso,
tra le colonne delle absidi e dei chiostri interni delle abbazie, nonché
come supporto degli altari, dei pulpiti e persino come decorazione dei
fonti battesimali, suggerisce che questo motivo architettonico sia
intriso di un profondo significato religioso.
Si può anche supporre che le colonne annodate, nelle loro varie
combinazioni a coppie o gruppi di quattro, rappresentino la figura
stessa di Cristo e la sua opera salvifica a favore dell'umanità.
Il nodo, in questo caso, viene visto come simbolo di riconciliazione
tra cielo e terra, attraverso la passione e la resurrezione di Cristo,
nostro Signore.
[16].
In generale, l'intera struttura frontale del pulpito sembra esaltare una
linea verticale che simboleggia questa fusione ideale tra cielo e terra,
tra il mondo materiale e quello spirituale.
Questo concetto è chiaramente espresso dalla presenza universale di Dio
attraverso i simboli dei quattro evangelisti, disposti lungo la suddetta
linea verticale, tenendo anche conto del simbolo dell'evangelista Luca
inciso su una delle lingue di fuoco scolpite. Infatti, i quattro
evangelisti sono spesso paragonati alle colonne che sostengono il mondo,
simboleggiando il sostegno della conoscenza, della vita e del sacro.
Ne consegue che la complessità architettonica e simbolica di questo
antichissimo pulpito rappresenti una testimonianza significativa del
pensiero e dell'arte religiosa dell'epoca romanica, con un forte
richiamo alla sacralità dei numeri e alla simbologia cristiana.
Si tratta quindi di una forma di trasmissione del cristianesimo in un
modo semplice e vicino al sentire popolare. Le varie rappresentazioni
riflettono in larga misura la commistione terrena del bene e del male,
tracciando un percorso di grande significato per i fedeli e mirato alla
redenzione e alla liberazione dagli errori umani. Il tema fondamentale
delle sculture presenti a Gropina, che è comune anche alle altre chiese
romaniche, è la contrapposizione tra episodi negativi, spesso
rappresentati da fiere selvagge e maligne, e episodi positivi,
contraddistinti da scene religiose e animali che alludono alla figura
di Cristo. Questa contrapposizione rappresenta una continua lotta tra
il bene e il male e desidera presentare allo spettatore il giusto
cammino verso Dio.
Con il romanico, le manifestazioni artistiche non sono più semplici
rappresentazioni, ma diventano oggetto di attenzione e osservazione
da parte delle popolazioni locali e, pertanto, diventano esse stesse
fonte di arricchimento spirituale e di apprendimento religioso.
Questo aspetto è particolarmente importante per la catechesi degli
abitanti delle campagne, che erano per lo più analfabeti.
In particolare, la sintesi del messaggio può essere individuata nella
simbologia distribuita lungo le due direzioni principali in cui si
articola l'intero complesso architettonico del pulpito, ma soprattutto
lungo l'asse verticale. Qui, la presenza della colonna ofitica, delle
dodici figure oranti e dei simboli dei tre Evangelisti (San Giovanni,
San Matteo e San Marco), oltre a Luca, rappresentato poco al di sotto
dei precedenti, sembrano voler alludere alla folgorazione divina che,
dall'alto verso il basso, attraversa l'intero pulpito centralmente,
irradiandosi poi allegoricamente sulla terra e sui suoi abitanti.
[1] Del Vita S., “La pieve di San Pietro a Gropina, VII edizione, 1988, Tipografia Commerciale – Montevarchi.
[2] Padre D. Bacci, Antichità del Tempio di S. Pietro a Gròpina – Arte Storia e Leggenda – Valdarno Superiore, pagg. 33, 113 e 114.
[3] Lopes Pegna M., op. cit. (2), nota (50) a fondo pag. 25.
AA.VV.,”L’architettura Religiosa in Toscana il Medioevo” – Cap. “La rinascita Romanica : le componenti del rinnovamento e la cultura artistica” a cura di Moretti I., pag.88.
[4] Sterpos D., “Comunicazioni stradali attraverso i tempi” Firenze – Roma, Novara, 1964, pagg. 16-17; Maetzke G., Florentia, Roma, 1941, pag. 20; Lopes Pegna M. (1), Itinerae Etruriae, Firenze, 1951-1953, pagg. 420 - 421; Lopes Pegna M. (2) “ Le strade Romane del Valdarno” – Quaderni di Studi Storici Toscani – Serie Sesta-Quaderno IV, Firenze, MCMLXXI, pagg. 22-28; Battisti C., Firenze e gli Etruschi, in “Firenze”, a cura di J. De Blasi, Firenze, 1943, pag.115 – Uscendo da Arezzo questa strada toccava Quarta, Ponte a Buriano, Castiglion Fibocchi e Pieve a Gropina. Passava nei pressi di Loro Ciuffenna e raggiungeva Moltalto e Certignano. Da qui perveniva a Castelfranco di Sopra, saliva a Pian di Scò e proseguiva verso Pian di Cascia, Pietrapiana, S. Donato, Pitiana, Donnini, Fontisterni, Altomena, scendendo fino alla Sieve che superava sotto il Poggio di Quona. Al di là della Sieve proseguiva per le Sieci, Compiobbi saliva verso Terenzano, Gamberaia, Settignano, Corbignano fino a Maiano quindi, per il Regresso, raggiungeva Fiesole e da qui proseguiva verso Luni.
[5] Del Vita S., op. cit., pag. 19.
[6] Salmi M., Civiltà
artistica della terra aretina, Istituto Geografico de Agostini, Novara 1971,
pag.51.
[7] Padre D. Bacci, op. cit., pag 84.
[8] Giovanna Fogliardi, I frammenti altomedievali inseriti nell’abside romanica di San Lorenzo a Tenno: significato primario e traslato. – Estratto da “Studi Trentini di Scienze Storiche” – Sezione Seconda Rivista della “Società d Studi Trentini di Scienze Storiche” – annata LXVI – N.1 – 1987, pag. 27.
[9] Le sirene pesce in http//www.direnzo.it|
[10] Moretti I., op. cit., pag. 107.
[11] Dalla Bibbia – ( Is. 6, 1-6)
[12] Biedermann Hans, “Enciclopedia dei simboli”, il Grifone – ediz. Garzanti.
[13] Biedermann H., op. cit., l'agnello.
[14] Danesi Silvano: Ormus in http://www.silvanodanesi.
[15] Atti degli Apostoli I e II
[16] Monsignor Valente Moretti, pievano di Gropina, "Il Pulpito di
Gropina-Una Splendida meditazione sulla vita di fede’. In esso
troviamo la sua definizione della COLONNA COL NODO, che mi sembra assai
interessante riportare integralmente:
" Essa
esprime il più grande mistero della fede:la Trinità di Dio. C’è un solo Dio
in tre Persone uguali e distinte: Padre e Figlio espressi con le due
colonnine annodate; e c’è lo Spirito Santo il cui simbolo è il nodo. E’
l’amore che unisce Padre e Figlio fino a fare di tre Persone un Dio solo.
Cosicché possiamo dire con S. Agostino che in Dio c’è l’Amante, è il Padre; c’è
l’Amato, è il Figlio; e c’è l’Amore, è lo Spirito Santo. Il mistero della
Trinità di Dio è la BASE di tutto il credo cattolico e l’artista ne ha collocato
il simbolo nella Base del pulpito dal quale questo mistero viene insegnato!
Anche il
secondo mistero della fede,l’incarnazione del Figlio di Dio,è presente nella
colonna col nodo. In Cristo, Dio fatto uomo, vi sono due nature: la divina e
l’umana. Ecco le due colonnine. Ma c’è una sola persona, quella divina, ed ecco
il nodo che unisce le due nature. Splendido messaggio di fede,
la colonna annodata, che si trova anche altrove ma solo come elemento
decorativo".